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CUSHING – testimonianza n.3

La mia avventura ha avuto inizio all’incirca nel 2011 per una banale, ma prolungata, amenorrea. A questa si aggiungevano gradatamente l’alopecia, nonché l’irsutismo. Pensai di avere semplicemente “qualche pelo in più” rispetto agli altri. Mi rivolsi, così, ad una dermatologa per curare la perdita di capelli, convinta che si trattasse semplicemente di stress. Per il resto stavo benissimo, godevo di ottima salute (o per lo meno credevo), il mio peso era ottimale (Kg 45 – h 1,50 – età 35 anni), ero iperattiva, dinamica, sempre allegra, socievole, lavoravo, facevo tanto sport e…non ero mai stanca!! Sollecitata da mia madre, decisi di rivolgermi per l’ennesima volta ad un ginecologo. Fino ad allora, difatti, i precedenti medici si erano limitati a “curare” l’amenorrea con la pillola anticoncezionale. Mi rivolsi, così, nuovamente ad un ginecologo, il quale, dopo vari tentativi di farmi mestruare, vari controlli e visite, alla fine concluse dicendo: “Signora, lei è perfettamente a posto. Le sue ovaie sono sane, il suo utero pure, quindi c’è qualcosa che non va nella sua testa. Facciamo una risonanza magnetica”. Da lì è iniziata la corsa! A marzo del 2013 feci la risonanza magnetica, dalla quale risultò la presenza di un adenoma ipofisario di mm 4,9 (microadenoma). Comunicai l’esito al mio ginecologo, il quale immediatamente mi indirizzò presso l’U.O. di Endocrinologia del Policlinico ****** di ******. Nel mese di giugno 2013 feci i primi prelievi e a luglio del 2013 la visita endocrinologica, all’esito della quale l’endocrinologo non si pronunciò oltre, ma si limitò a dirmi che avrei dovuto effettuare ulteriori controlli, data la presenza nel mio organismo di una quantità eccessiva di cortisolo. Tornata a casa, mi collegai immediatamente su internet e feci la diagnosi da me: “Morbo di Cushing”. Non fu affatto difficile: c’era l’adenoma e c’era una quantità eccessiva di cortisolo. Si trattava, per essere precisi, di “Adenoma ipofisario ACTH secernente”. C’era l’amenorrea, l’alopecia e l’irsutismo, ma nient’altro. Ero magra, ben proporzionata, dinamica, gioiosa. Non mi riconoscevo affatto in quella patologia! Non ero affatto obesa né tanto meno depressa!! Dal mese di settembre 2013 sino al mese di gennaio 2014 fu una corsa contro il tempo per arrivare a diagnosticare con certezza il morbo di Cushing. Ad ogni visita l’endocrinologo mi guardava esterrefatto dicendomi: “Se l’avessi incontrata per strada, non lo avrei mai detto che lei è una Cushing. Lei ha una diagnosi felice”. Ho vissuto tutto con molta tranquillità ed ho sempre mantenuto il sorriso anche quando l’endocrinologo, pensando che io stessi prendendo sottogamba la cosa, mi disse: “Signora, guardi che con questa malattia si muore”. Alla sua continua domanda “Come sta?”, rispondevo sempre “Benissimo! Dottore io sto benissimo!!” E difatti era così!! Intanto dai vari controlli risultò la presenza dell’ipertensione arteriosa e dell’osteoporosi. A gennaio di quest’anno, dopo un ulteriore consulto con il neurochirurgo, ho effettuato il cateterismo dei seni petrosi (meglio non pensarci più!!), all’esito del quale a distanza di meno di un mese, sono stata operata alla mia testolina. Mi è stato asportato l’adenoma con la tecnica endoscopica. Solo adesso (luglio 2014), a distanza di più di quattro mesi dall’intervento, ho realizzato di essere affetta dalla malattia di Cushing. Adesso si che non sto bene!? L’intervento è andato bene, come risulta dai vari controlli che devo fare ogni due mesi e dalla risonanza magnetica. Io sono sempre in perfetta forma (Kg 45 – h 1,50 – età 37 anni), ma sono perennemente stanca e affaticata sia fisicamente sia mentalmente. Dimentico facilmente le cose. Ma vi è di più! L’endocrinologo, subito dopo l’intervento, mi disse: “Signora, adesso lei si può aspettare di tutto”. Ed infatti è stato così! Dopo un mese dall’intervento è comparsa “l’idrosadenite suppurativa inguinale bilaterale” e non solo: da aprile dolori articolari e mani gonfie al mattino. In conclusione, dopo l’ennesimo prelievo con successiva visita reumatologica, adesso ho anche l’artrite reumatoide!! Non faccio altro che stare a contatto continuamente con i dottori, fare visite, prendere un mare di farmaci e nel tempo libero, dopo il lavoro, anziché andare in piscina e a yoga (come facevo prima), mi riposo perché sono perennemente stanca. Quando vado a fare i controlli al policlinico l’endocrinologo, vedendomi sempre sorridente, truccata e ben curata nei minimi dettagli come sempre, mi dice: “Signora, ma lei è un fiore!!” ed io sorridendo rispondo: “Dottore…è tutta apparenza”!! Non so quando e se ritornerò attiva e dinamica come prima, ma non ho perso il sorriso perché in fin dei conti la mia “è stata una diagnosi felice”. Ho appena iniziato la terapia per l’artrite reumatoide e sicuramente presto starò bene. Nel frattempo di buono c’è che non sono più pelosa, i capelli sono ricresciuti, non ho più l’ipertensione arteriosa ed il mio viso è più sfilato. Per quanto riguarda il ciclo mestruale, invece, è ricomparso stranamente prima dell’intervento nel mese di gennaio e febbraio 2014 (dopo due anni e mezzo esatti) e poi è “andato di nuovo in ferie”!! Forse contrariamente alle esperienze degli altri, io prima dell’intervento stavo benissimo. Adesso, invece, il mio fisico fatica molto ad adattarsi a valori notevolmente bassi di cortisolo. I medici dicono che prima ero “dopata”…si, forse! Non ero mai stanca e non mi ammalavo mai. E adesso… chissà ancora cosa mi aspetta, ma io ogni mattina mi alzo e come sempre mi lavo, mi vesto, mi trucco e con il mio solito sorriso e con la mia “contagiosa positività” (come dicono i miei amici), vivo la vita perché è bella! Nelle mie preghiere ringrazio Dio per avermi fatto incontrare il mio attuale ginecologo, che è andato fino in fondo alla causa dell’amenorrea e che tuttora mi segue con competenza e professionalità, ma soprattutto con tanto affetto! Ringrazio Dio per avermi affidato al mio endocrinologo, che con il suo modo pacato di porsi mi trasmette sempre tanta sicurezza, protezione e serenità. Ringrazio la mia famiglia, ed in particolare mia madre, per avermi sempre fatto vedere il bicchiere “mezzo pieno” in ogni circostanza e poi, ancora, Dio per la grande positività e forza che c’è dentro di me.

 

Luglio 2014

CUSHING – testimonianza n.2

Sono trascorsi quattro anni prima che mi fosse diagnosticato il CUSHING o meglio il “coso” come lo chiamo io. Quando ho scoperto cos’era l’origine di tutti i miei mali e i miei dolori mi sono sentita presa in giro perché mai avrei immaginato che un affaretto piccolo piccolo potesse causare tanti fastidi. Passato lo sgomento iniziale ho capito che lo dovevo conoscere ed affrontare con la stessa forza d’animo e volontà con cui avevo girato tanto prima tra medici di ogni tipo e di ogni città. A pensarci bene il “coso” non è stato così crudele perché qualche avvertimento della sua presenza me lo aveva dato … Tutto è iniziato il 13.12.2001 a seguito di una banalissima caduta sulla neve nelle vicinanze dell’ufficio in cui lavoro: frattura al capitello radiale del braccio sinistro. Per via del mio lavoro leggo molte perizie mediche eppure ho scoperto solo in quel momento che dove si trova il capitello: è nel gomito. Comporta solo 20 giorni di gesso ma quel gesso per me era pesantissimo: dolori alla schiena, al collo e alle spalle. La frattura però si era verificata in un periodo non molto propizio perché a luglio del 2002 mi sarei sposata e la paura di restare bloccata con il braccio, di essere operata e di non poter portare a termine le ventimila cose che ci sono da fare quando si sta finendo una casa e si organizza un matrimonio mi preoccupava molto. Io che sono una persona molto creativa, dall’energia inesauribile, che sfruttava il tempo in cui non dormivo di notte per lavorare all’uncinetto o lavorare con le perline, vedermi bloccata mi rendeva elettrica. Poco dopo sono comparsi dei brufoli sul volto ed un arrossamento della pelle che il dermatologo aveva definito strano “acne giovanile” ingiustificato, di qui la necessità di una cura ginecologica e di concerto con la mia dottoressa mi aveva prescritto la pillola DIANE a scopo terapeutico. All’epoca mi era stato detto che avevo un eccesso di ormoni maschili … Ho utilizzato la pillola solo per due mesi perché poco dopo mi sono iniziate le palpitazioni, mi si è innalzata la pressione ed ho cominciato ad avere tanti altri sintomi per me strani che con la sospensione della pillola  si sono attenuati. O meglio li sentivo molto meno rispetto ad altri dolori che mi erano nel frattempo comparsi come quelli alla schiena, alle ginocchia, formicolio agli alluci, mal di testa, indebolimento della vista, traumi ed ematomi voluminosi ed ingiusticati che si presentavano sulle braccia e sulle gambe. I parenti mi dicevano che la colpa era mia, che mi dovevo fermare, che volevo fare troppe cose, che mi dovevo riposare … effettivamente andavo a letto a mezzanotte mi alzavo alle sei di mattina ma nel frattempo dormivo solo fino alle quattro. C’era chi mi diceva che dovevo prendere dei tranquillanti per dormire. Eppure io non ero mai stanca, avevo mille idee e ne realizzavo duemila ma quello che mi stupiva era che con tutta questa energia e mangiando pochissimo ingrassavo in continuazione: quasi quindici chili in più nonostante diete, nuoto e lavori di casa … anche l’acqua mi faceva ingrassare. Mi sembrava impossibile che non esistesse nessuno in grado di mettere insieme tutti i miei sintomi ed inconcepibile che io potessi “averle sempre tutte”. Avevo la colite, eczemi, algie alla mandibola, sensazione di parestesia alla faccia, scrosci nelle orecchie. L’otorino diceva che il mio udito funzionava benissimo. Nel frattempo la mia faccia rotondeggiava sempre più, i capelli che avevo sempre avuto corposi e lucenti erano diventati spenti e sottili, le unghie si spezzavano ed i tagli con perdite di sangue erano all’ordine del giorno. Tentavo di curarmi con le erbe e con l’aloe che è un cortisonico naturale e quella persona che me lo vendeva mi chiedeva se facevo uso di cortisone perché lo vedeva dai miei occhi. Ma così non era. La pressione era stabilmente elevata: ogni volta che andavo a provarla in farmacia mi suggerivano un controllo medico, quando la facevo misurare al mio medico questi la trovava nella norma. Per conto mio continuavo a girare tra medici che mi avevano riscontrato vene varicose, artrosi alle ginocchia, tre ernie lombosacrali, lombosciatalgia. Mi ero fatta manipolare più volte senza risultato. Il reumatologo al quale mi ero rivolta aveva diagnosticato una spondiloartrite ma forse aveva intuito che l’origine dei miei mali andava cercata altrove e mi aveva suggerito di rivolgermi ad un endocrinologo. Io però non lo avevo ascoltato alla ricerca com’ero di quel qualcosa che non sapevo, forse proprio perché non sapevo chi è un endocrinologo o forse perché mi era stato detto che mi stavo arrampicando sugli specchi e che le avevo provate tutte … mi sentivo un’ammalata immaginaria, una che cercava a tutti i costi il male. Poi è avvenuto quello che forse è l’epilogo di tutto: ho cominciato ad avere dei ritardi nel ciclo fino al salto completo nel gennaio 2005. Giustificavo la cosa perché stavo vivendo un periodo pesante al lavoro ma l’assenza completa per tre mesi mi ha fatto decidere di rivolgermi alla mia nuova ginecologa la quale dopo alcuni tentativi per stimolare il ciclo andati a vuoto mi ha fatto fare la risonanza magnetica. Alla dottoressa avevo consegnato un foglio in cui avevo fatto un elenco di tutto quello che sentivo e non so perché proprio a lei, in fin dei conti (nella mia ignoranza) era una ginecologa con delle competenze ben specifiche e quello che avevo scritto non la riguardava. Eppure lei era così gentile e disponibile e mi ascoltava! Forse per questo nel mio subconscio l’avevo scelta. Mi prescrisse una risonanza magnetica con il metodo di contrasto che evidenziò il microadenoma ipofisario: ecco che cos’era il “COSO”. Da un accesso in internet capii cos’era e all’incontro con la ginecologa alla quale dovevo far leggere la risposta della RSM riportai lo stesso foglio della volta precedente integrato sotto con la dicitura “MORBO DI CUSHING”. La ginecologa mi indicò una endocrinologa sua amica. Mi recai da lei con lo spirito di chi le ha già provate tutte e le portai il solito foglio: lei lo lesse ma non  mi parlò subito del morbo. Mi disse solo: “Lei non è nè esaurita né un’ammalata immaginaria”. Credo di essere guarita in quel momento. Erano le parole che da tanto volevo sentirmi dire e qualcuno finalmente me le aveva dette senza che glielo chiedessi. Allora non ero matta! La dottoressa mi parlò del morbo, della necessità di ulteriori accertamenti che ho poi svolto presso la Clinica Universitaria di ——- dove hanno confermato la diagnosi del MORBO di CUSHING (adenoma ACTH secernente), diabete mellito, osteopenia femorale, ipertensione arteriosa, gozzo multinodulare eutiroideo. Visto questo responso anche il reumatologo cambiò diagnosi: avevo la fibromialgia. A febbraio di quest’anno sono stata operata: non ho ancora fatto la risonanza magnetica di controllo ma il neurochirurgo dice che l’operazione è andata bene e tutto è stato asportato. Credo anch’io che sia così visto lo stato di affaticamento e di spossatezza in cui mi trovo adesso. Mi dicono che devo avere pazienza come ne ho avuta tanta prima. Effettivamente ogni giorno è diverso dall’altro ed il corpo vive cose che non credevo possibili: diabete insipido, spellamento, forfora, sonno (e non sonnolenza), stanchezza, apatia, depressione che prima non avevo anche se è una delle caratteristiche del CUSHING, caldo, freddo e non so cos’altro. Sono comunque contenta. Se non è andata ci riproverò e se dovrò affrontare terapie alternative le farò, grata comunque a tutte le persone che mi state vicine e continuano ad esserlo: la ginecologa, l’endocrinologa, il medico della clinica di ——-, mio marito che per fortuna non si è ancora pentito di essersi sposato un rottame che con la revisione però tornerà come nuovo, i miei genitori con mio fratello ed in modo particolare mia cognata che con la sua apprensione mi ha sempre spinto ad andare avanti e a non sottovalutare i miei sintomi.

CUSHING – testimonianza n.1

Avere il cushing è stato come vivere in una situazione di stress cronico e in continuo stato di allerta. Mi sentivo perennemente minacciata, sempre in pericolo e mai al sicuro. E tutto ciò era accompagnato da una grande paura, come se gli eventi più terribili dovessero accadere di lì a poco. Ero in particolare terrorizzata dalle strade e dal fatto che in un eventuale incidente stradale una persona a me molto cara avrebbe potuto perdere la vita. Cosa peraltro, già capitata in passato in un incidente in cui io stessa ero presente (la tesi del forte trauma come comune denominatore dei pazienti ipofisari sarebbe nel mio caso confermata). E’ proprio questa promiscuità tra stati psicologici e fisici, assommata ai tempi lunghi per la diagnosi, che fanno dei malati ipofisari dei malati speciali. Avrei molte cose da raccontare sulla mia malattia e sull’iter diagnostico, ma preferisco parlarvene raccontando soprattutto come l’ho vissuta dal punto di vista psicologico. Io ero anche un caso particolare di cushing (un caso raro di una malattia già rara) e l’iter per giungere ad una diagnosi certa è stato molto lungo. Di solito nelle donne il sintomo più evidente è l’irregolarità o l’assenza del ciclo mestruale. Nel mio caso ciò non si era manifestato. I sintomi più evidenti erano estetici: irsutismo e obesità. Se ci pensate bene per una ragazza giovane non è poco. Questa malattia è una negazione della femminilità: basti pensare che la peluria si manifesta nel volto (la barba!) e l’obesità solitamente si concentra nell’addome (ci si ritrova senza il giro vita e con la pancia!). Tornando alla mia storia, ho iniziato a fare tutti gli esami ormonali e diagnostici necessari, ma non si arrivava a capo di nulla. Il problema era che si trattava di un cushing ciclico, cioè in parole povere alternavo stati di patologia a stati di salute, e gli esami più approfonditi venivano fatti sempre nei periodi in cui la malattia taceva. Nel frattempo, dopo aver scartato l’origine surrenalica e poiché la risonanza magnetica all’ipofisi non aveva evidenziato nessun adenoma (da notare che se sono molto piccoli non si riescono a vedere), mi ero convinta di essere sana, di non avere nessuna malattia e mi davo giustificazioni per tutto: ero grassa perché mangiavo troppo; la mia perenne fame nient’altro era che una fame nervosa; dormivo poco di notte e alternavo stati di ansia e di depressione a stati di onnipotenza perché ero molto sensibile ed emotiva; ero ipertesa per familiarità (tutti in famiglia sono ipertesi); la peluria era un problema estetico; la pelle ero sottile e secca perché prendevo poco sole e bevevo poco; i valori ormonali a volte erono sfasati perché ero stressata (troppo lavoro e studio) e perché ero obesa; e via di seguito. Ad un certo punto mi ero convinta che se fossi riuscita a dimagrire, a fare sport, a  ridurre la mole di lavoro e a trovare delle soluzioni allo stress e all’ansia tutto si sarebbe risolto (negazione della malattia e onnipotenza). Ricordo di essere andata un’estate in piscina tutti i giorni per diversi mesi ottenendo solo di dimagrire tre chili, subito recuperati con l’arrivo dell’inverno. Ho anche imparato delle tecniche di rilassamento (training autogeno), ho optato per tutte le possibili cure alternative (pranoterapia, cibi biologici, diete sane, e via di seguito…). Una ricerca molto lunga, con addosso la presunzione di porter star bene e di poter correggere quel poco di patologia che sembravano riscontrarmi. Ad un certo punto ho fatto anche una dieta drastica, di quelle altamente sconsigliate dai medici, e un po’ di chili sono riuscita a dimagrirli, ma nonostante tutto questo i valori del cortisolo rimanevano alti. Ormai avevo capito la periodicità, ogni 3 o 4 giorni: se alla domenica erano alti, il mercoledì erano i valori di una persona sana. Per lunghi periodi ho tentato le varie terapie mediche possibili (tra l’altro solitamente non efficaci nel caso del cushing) e alla fine, dopo aver rifatto una risonanza magnetica e aver finalmente evidenziato l’adenoma ipofisario, ho optato, dopo un periodo preparatorio con un nuovo farmaco, per l’intervento neurochirurgico, l’unica possibile soluzione definitiva. L’intervento è andato bene e, dopo circa due mesi, lo stato di affaticabilità legato all’abbassamento improvviso del cortisolo è abbastanza superato, anche se per recuperare le energie devo comunque dormire tuttora, a distanza di almeno 8-9 ore per notte. Ma non importa, ciò che conta è che sono guarita, finalmente, dal cushing e spero di rimanere sana per il resto della mia vita. E per riuscirci il riposo è fondamentale.

ACROMEGALIA – testimonianza n.6

3,225 giorni

La mia vita ha subito un brusco cambio di rotta il 3 ottobre 2003: mi era stato diagnosticato un macro adenoma ipofisario, secernente. Mi ricordo che una delle poche parole positive era ‘benigno’. Ok, si puo’ guarire, ma ora non posso occuparmene, perché tra 72 ore devo partire per la Cina per una conferenza. Non essendo a rischio di vita o morte, decisi di partire. Molte altre persone non lo avrebbero fatto, ma io decisi già allora che non mi sarei lasciata condizionare dal tumore. Era l’incoscienza che controllava la mia ragione. Poi avrei pagato le conseguenze degli effetti stravolgenti del tumore. L’acromegalia che lentamente mi rodeva via la vita, la quotidianità; corse infinite da un ospedale ad un altro; visite specialistiche; pronto soccorso per tranquillanti e anti-dolorifici. Fino ad arrivare a perdere un lavoro che in quel momento della mia vita sembrava perfetto: abbastanza autonomia, viaggi e una buona paga. Fino a dover andare da un neuro-psichiatra, perché mi sembrava di impazzire (non dal dolore), ma dalla totale perdita di controllo della mia vita. Ero in balia al dolore, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 30 giorni al mese, 12 mesi all’anno.

Giri infiniti sulle montagne russe delle emozioni (Rabbia e Disperazione). La rabbia per il colpo devastante che la vita mi aveva fatto; la disperazione nei momenti più bui che mi portava ad un passo dal suicidio. Quante volte ho sussurrato a letto ‘ti prego, falla finita che almeno non soffro più e posso dormire’. Per fortuna che ero circondata dai i miei genitori, che avrebbero dato la vita per vedermi sana di nuovo; dagli amici, che mi sostenevano in qualsiasi momento della giornata; dagli specialisti che erano diventati un punto di riferimento fondamentale per me. Ma soprattutto, ho scoperto di avere una forza interna incredibile (inconscia): la mia vita non poteva e non doveva finire così. Dovevo finire l’università (io odio lasciare le cose incomplete).

Oggi, anche se convivo tutt’ora con una minima parte dell’adenoma, la mia vita è cambiata drasticamente. Combinando il Pegvisomant e l’Octreotide s.c., riesco finalmente a condurre una vita normale. Sarà anche il mio atteggiamento alla vita che è cambiato. Prima del 2003 facevo tanti programmi a lungo termine. Nel 2013 mi prefiggo sempre tanti progetti, ma sogno più in grande. Sono sopravvissuta ad un tumore benigno e non esiste nulla al mondo che mi possa più fare paura o trattenermi. Tutto succede per un motivo e io ho sempre cercato (ed e’ ancora così) di vedere il lato positivo di qualsiasi situazione negativa. Se ho perso il lavoro ‘dei miei sogni’ vuol dire che quello non era il mio destino e che non avevo ancora aperto la porta giusta. Ora sto aprendo tante porte contemporaneamente e mi piace sempre di più … sapere che dietro la porta ci sarà una sorpresa.

Mi ritengo molto fortunata essere ancora viva per condividere queste sensazioni e pensieri. E avere ancora così tanta energia. Nessuno potrà mai comprendere la sofferenza di un malato finché non si trova ad indossare le stesse scarpe strette (tranne coloro che le hanno indossate e sono riuscite a toglierle).

Una freccia può essere lanciata soltanto tirandola indietro. Quando la vita ti trattiene indietro, vuol dire che sta per lanciarti in qualcosa di grande. (cit. anonima)

Al 3,225 giorno ho ottenuto la mia laurea magistrale.

 

Maggio 2013

ACROMEGALIA – testimonianza n.5

Sono affetta da acromegalia, a causa di un adenoma ipofisario. La mia vita da acromegalica cominciò all’età di circa 32 anni, anche se per giungere a questa diagnosi ci vollero tre anni abbondanti. Quello che più ricordo di quel periodo sono le giornate caratterizzate da una grande stanchezza, sia fisica che cognitiva. Io non capivo cosa mi stesse accadendo, l’unica cosa che sapevo era che ad ogni sforzo dovevo sedermi a riposare. Trascorrevo interi pomeriggi sul divano, e alzandomi ero ancora più stanca. Neppure il sonno alleviava questa apatia. In quel periodo ogni mia scelta nella quotidianità era dettata da ciò cvhe mi recava il minor sforzo sia fisico che cognitivo, anche il solo pensare alle cose mi costava fatica. Contemporaneamente mi accorsi che avevo sempre le scarpe strette e  quindi dovevo comperarne di più grandi. Anche gli anelli dovevano essere allargati. In tre anni il numero delle mie scarpe passò dal 38 al 41. Ricordo che alla sera in modo particolare avvertivo il fastidio della lingua in bocca, un disagio che cercavo di placare rigirandola in bocca e lasciandola cadere giù, ma senza trovare sollievo. Sentivo tutto il corpo diverso: la sudorazione più abbondante e caratterizzata da un odore non mio; allo specchio mi vedevo i denti più distaccati; le ossa delle mani erano cambiate, i capelli più aridi e secchi, gli occhi vedevano appannato e mi lacrimavano; avevo sempre un gran appetito ed ero ingrassata di circa 15 kg; anche la voce era più roca. La cosa strana fu che io non mi recai mai dal medico per tutti questi mutamenti. Infatti, per quanto riguardava la crescita dei piedi, è voce popolare che dopo il parto può succedere di guadagnare qualche numero di piede, ed io avevo partorito da circa un anno! Tutti gli altri sintomi, poi, sono arrivati in maniera così lenta e subdola da farmi credere che io fossi sempre stata in quello stato. Ciò che finalmente mi portò dalla ginecologa fu la scomparsa del ciclo mestruale, per circa sei mesi. Mi disse che probabilmente si trattava di menopausa precoce! Avevo 35 anni! E mi prescrisse degli esami ormonali. Non fu propriamente questo a farmi giungere alla diagnosi. Ma un vero regalo del destino, perché alla sera di quello stesso giorno, incuriosita da questi discorsi sugli ormoni, presi un mio vecchio libro di scuola e sfogliando il capitolo sugli ormoni, di cui non sapevo proprio nulla, l’occhio mi cadde sull’unico punto che poteva attrarre la mia attenzione in quanto trovai scritto ‘allargamento degli anelli, crescita dei piedi, ingrossamento della lingua e infine amenorrea’! Il tutto classificato sotto il termine di acromegalia. Ebbi un attimo di sbandamento, li avevo tutti. Capii subito che i sintomi erano talmente chiari da non lasciare spazio ad alcun dubbio.  Il giorno dopo mi recai dal medico dicendogli: ‘Dottore io ho i piedi che mi crescono, la lingua ingrossata e l’amenorrea’ e lui mi disse ‘probabilmente si tratta di acromegalia’. Feci i dosaggi di GH e IGF1. Scoprii quindi di avere un adenoma ipofisario GH secernente. Dopo qualche mese venne rimosso con un intervento chirurgico che però non fu risolutivo, in quanto il residuo di un piccolo frammento fece subito rialzare i livelli di GH e IGF1. Continuai quindi la terapia con sandostatina. Dopo 5 anni mi sottoposi ad un secondo intervento chirurgico, per rimuovere il frammento e sperare in una remissione della malattia, ma senza risultato perché i livelli ormonali rimasero tali e quali. Quindi tuttora continuo la terapia con sandostatina. Mi venne poi consigliato di sottopormi alla radiochirurgia, ma non ho ancora trovato il coraggio per farlo. Ora sto abbastanza bene anche se l’avventura non è ancora finita.

ACROMEGALIA – testimonianza n.4

Mi chiamo Simona e ho 38 anni. Alla fine del 2006, inizi 2007, ho iniziato ad avere una serie di disturbi, tra cui, quello più evidente era un notevole fastidio al naso. Dopo vari controlli, sono approdata alla Medicina del lavoro dove mi hanno vivamente consigliato di cambiare occupazione. Premetto che ormai erano 15 anni che mi occupavo di restauro di affreschi/quadri ed anche i miei colleghi avevano sviluppato problemi simili anche se non così gravi. In effetti, respirare solventi ed altre ‘simpatiche sostanze’ alla lunga si fa sentire! Mi sono dimessa alla fine del 2007 e mi sono presa il 2008 come ‘anno sabbatico’ per riprendermi e decidere cosa fare della mia vita. Devo dire che i disturbi respiratori, i bruciori di lingua e gola, il senso di nausea e la fatica a digerire qualsiasi cosa erano spariti, ma il dolore al naso no. Nel frattempo, improvvisamente, si è interrotto il ciclo mestruale e sono iniziate anche le cefalee, e l’affanno a compiere lavori di tipo fisico, la fatica a concentrarsi e, infine, un aumento del numero di scarpa considerevole, dal 38 al 41. Mi sono rivolta alla ginecologa per risolvere il problema delle mestruazioni e l’unico valore leggermente al di sopra della norma, dopo i vari esami del sangue, era la prolattina. Da qui è emerso il sospetto che il problema fosse di tipo endocrinologico, quindi ho parlato con l’endocrinologo che mi seguiva da quando avevo 22 anni. Apro una parentesi, nel 1993 mi è stata tolta completamente la tiroide per un carcinoma papillifero, successivamente, ho fatto anche un ciclo di iodio terapia e pure di cobalto terapia (dall’esame istologico si è visto che erano diventati positivi anche i linfonodi del collo). Tornando al discorso di prima… l’endocrinologo ha deciso di farmi fare degli ulteriori esami del sangue per verificare i valori degli ormoni prodotti dall’ipofisi. Risultato: GH e IGF1 piuttosto alti. Dopo 2 mesi ha ripetuto gli esami, ma la situazione era invariata, quindi mi ha messo in contatto con il dottor ——- e il day-hospital endocrinologico dell’ospedale di ——-. Devo dire che in tempi piuttosto rapidi siamo arrivati alla diagnosi; dopo esami più accurati per controllare l’andamento del GH e degli altri ormoni ipofisari e una risonanza magnetica alla testa, il risultato è stato: acromegalia data da adenoma ipofisario GH secernente. In realtà questo è stato confermato dall’esame istologico post-operatorio, perché il dottor ——-, ovvero il neurochirurgo del ——- che mi ha operato, non aveva mai visto un adenoma ipofisario ramificato e posizionato come il mio, quindi era un po’ dubbioso. Aggiungo che mi disse anche subito di non sapere se sarebbe riuscito a toglierlo tutto, proprio per l’estensione e per come si era ancorato a tutti gli anfratti possibili. Alla fine, l’intervento è riuscito perfettamente, GH e IGF1 si sono stabilizzati, il ciclo mestruale è ripartito 2 giorni dopo l’operazione e le due risonanze magnetiche fatte (una dopo l’intervento e l’altra dopo 6 mesi) erano negative. Mentre succedeva tutto questo, ho partecipato, alla fine del 2008, ad una selezione per un corso di formazaione per operatori socio-sanitari. Eravamo in 900, ma sono riuscita a passare (ne prendevano 75). Il corso è iniziato nel dicembre del 2008, nel gennaio del 2009 ne ho perso una parte per via dell’intervento, ma sono stati molto comprensivi! Ora, mi occupo di ragazzi disabili ed è un lavoro che mi gratifica molto. Probabilmente, se non fossi stata spronata dalla malattia, non so se mi sarebbe venuto in mente di ‘lanciarmi’ in questo settore! Ogni 6 mesi ho i controlli ormonali a ——- e ogni anno la risonanza magnetica ‘encefalo massiccio facciale’. Un po’ di fastidi ce li ho ancora, soprattutto al naso, infatti mi hanno dotato di uno spray di cortisone da usare all’occorrenza! Il tipo di intervento non è dei più leggeri, quindi un po’ di ‘acciacchi’ erano prevedibili… Di recente mi hanno trovato un nodulo benigno al seno sinistro, devo tenerlo sotto controllo, forza pure, risolveremo anche questa!

marzo 2010

ACROMEGALIA – testimonianza n.3

Nel novembre del 1991 causa persistenti dolori articolari alle spalle sono andato da una fisiatra che, insospettita, chiedeva consulto ad un collega nell’ambulatorio a fianco ed entrambi mi prescrissero un dosaggio ormonale di somatomedina e degli rx al capo e alla luce dei risultati mi avviarono ad una visita specialistica endocrinologica. La diagnosi fu immediata anche se presentata con una certa crudezza di linguaggio (allora la parola tumore anche se con l’aggiunta di benigno terrorizzava ancora). L’impatto psicologicamente fu piuttosto difficile e mi creò grosse difficoltà di adattamento e di serenità, ma col tempo ho imparato a conviverci. Dalla diagnosi attraverso un lungo ricovero, fatto di analisi, sono arrivato rapidamente all’intervento chirurgico (1 aprile 1992) purtroppo “condito” con problematiche cardiache.  Da allora ho seguito con scrupolo il piano terapico ma nonostante tutto l’adenoma all’ipofisi ha ricominciato a creare problemi e nel 2000 nel dilemma di scelta tra una nuova operazione o radiazioni ho concordato la seconda. Ancora la pausa senza terapie è stata brevissima e ora sono in trattamento standard conservativo. Peccato che si siano aggiunti problemi cardiaci e respiratori ( devo usare un respiratore notturno CPAP) che limitano la mia attività relazionale e lavorativa tanto da indurmi a presentare istanza di pensione per invalidità, la commissione medica mi ha congedato dal lavoro concedendomi soltanto di andare in pensione anticipata senza riconoscere alcun bonus collegato alla conclamata forma di neoplasia come viene definita dallo SSN nelle documentazioni ufficiali. L’acromegalia è una malattia spesso subdola che non è molto conosciuta nemmeno tra i medici che non comprendono le implicazioni collaterali e si limitano a fidarsi delle informazioni canoniche, troppe volte la si sottovaluta assieme alle implicazioni collaterali fisiche e psicologiche. Nonostante tutto, la volontà di vivere ha il sopravvento e spero sempre che la medicina trovi qualche ulteriore nuova ed efficace terapia e auguro che tutti quanti soffrono dei miei stessi problemi ne possano usufruire.

dicembre 2011

ACROMEGALIA – testimonianza n.2

Sono entrata in contatto con il gruppo ANIPI in quanto a mio marito è stata diagnosticata da poco tempo acromegalia per micro-adenoma GH secernente.
La partecipazione al gruppo è stata per me di fondamentale importanza, perché mi sono trovata a vivere per interposta persona il percorso della malattia, andare oltre il campo medico e trovare un luogo d’incontro ed un appoggio emotivo è stato importantissimo. Inizialmente è stato di fondamentale incontrare un endocrinologo che abbia sin dalla prima visita compreso anche le difficoltà emotive di mio marito nell’ apprendere di essere malato, una cosa che può sembrare semplicissima se la si vede dal punto di vista razionale ma difficilissima da integrare nel vissuto emotivo di una persona, soprattutto se fino a qual momento sana, dinamica ed impegnata dal punto di vista lavorativo e sociale. Oltre alla chiarezza con la quale ci ha illustrato la malattia senza spaventarci ma facendo sì che non fosse sottovalutata, si è reso umanamente disponibile fino ad accompagnarci personalmente al centro specializzato della Clinica ——— III a colloquio con il Prof. ————. Nel caso di mio marito, la sua difficoltà di accettazione della malattia ha reso molto più difficile inizialmente anche il suo “ascolto” dei sintomi, aver condiviso con altre persone anche quelle che possono essere le difficoltà, le problematiche di un vissuto quotidiano, gli sbalzi d’umore, e i meccanismi di difesa della nostra parte cosciente, mi hanno permesso di essere in una relazione d’aiuto più pronta a cogliere eventuali segnali importanti.
L’impatto con la malattia ipofisaria, coinvolge che si voglia o meno l’intero nucleo familiare, e di pari passo con la professionalità medica, diventa per il malato e per i suoi familiari determinante un incontro “empatico – emotivo” con il personale medico e paramedico, non è così facile integrare al proprio vissuto emotivo quanto accade nella vita di un malato ipofisario che come nel caso dell’acromegalia vede modificare il suo aspetto fisico, dover fare i conti con una minore energia fisica e mentale che arriva a compromettere il proprio stile di vita, e deve affrontare continui accertamenti medici…che non si conoscono e che proprio per questo spaventano, a volte così tanto, da minare il fragile equilibrio che si vive in questi momenti; tutto ciò emotivamente porta a un dover entrare in relazione con se stessi in modo diverso e ognuno in questo può incontrare molte difficoltà…forse deve persino incontrare quel modo di essere che potrebbe avere con il tempo permesso all’ipofisi di ammalarsi.
Di fronte al parere di un neurochirurgo viene da chiedersi come fanno ad essere così freddi e distaccati nel dare il referto su una malattia non curabile o che può mettere a rischio la vita nostra o delle nostre persone care?
Di sicuro questo se lo chiede chi vive esperienze come queste per se o per i propri familiari, invece spazi d’incontro diversi legati alla relazione con l’altro e alla condivisione del vissuto emotivo mettono in contatto le persone e le loro esperienze di vita con il cuore in mano in cerca sì di informazioni ma anche di una parola di speranza.

aprile 2009

ACROMEGALIA – testimonianza n.1

Mi è stata diagnosticata l’Acromegalia nel 2005 con otto anni di ritardo dai primi sintomi e dalle prime visite.
Nel 1997 un endocrinologo dopo varie visite, day hospital e per finire un ricovero di cinque giorni in ospedale (nel reparto di medicina) ha pensato bene di dimettermi senza eseguire una risonanza e senza preoccuparsi del valore del mio GH che era a 17. Anzi mi disse che stavo bene e che non avevo problemi particolari perché i prelievi erano risultati tutti a posto e che non dovevo preoccuparmi.
E così ho fatto, a quel tempo non sapevo che esisteva l’acromegalia. Gli anni sono trascorsi, ma non sono stati semplici, ma il più difficile è stato l’ultimo anno prima della diagnosi. Avevo tutti i sintomi che può avere una persona con l’acromegalia, ma non ho mai dato peso alla cosa perché, purtroppo, mi fidavo di quello che mi aveva detto l’endocrinologo.
Poi per fortuna su insistenza dei miei famigliari e del medico di base ho deciso di andare da un altro medico che con i prelievi mirati e una risonanza mi ha subito diagnosticato la malattia. All’inizio il mio equilibrio è stato sconvolto, non capivo quello che mi stava capitando: non conoscevo l’acromegalia e non sapevo cosa mi avrebbe riservato il futuro; poi, anche con l’aiuto dei medici, e con tanta forza di volontà ho cercato di capire cosa mi stava succedendo e come dovevo affrontare la cosa nel modo migliore per non sentirmi una persona malata.
Ora dopo quattro anni le cose sono notevolmente migliorate: sono stata operata e continuo la terapia farmacologia, anche se non sta dando i risultati sperati. Nei confronti della malattia mi sento abbastanza forte e cerco di non abbattermi mai, perché così facendo sento che ho il controllo sulla malattia, anche se a volte non è molto semplice.
Per quanto riguarda le mie aspettative per il futuro penso che la medicina in questi anni ha fatto dei passi da gigante e spero sempre che la ricerca scopra delle nuove terapie anche per quello che mi riguarda.

aprile 2009

ANIPI LAZIO “PRENDERSI CURA DI SE’ IN GRUPPO”

Anipi propone incontri di gruppo per ascoltare il disagio e la difficoltà di coloro che si trovano ad affrontare le malattie dell’ipofisi.

La partecipazione è gratuita per pazienti e familiari

ANIPI propone incontri di gruppo per ascoltare il disagio e le difficoltà di coloro che si trovano ad affrontare le malattie dell’ipofisi.

Condividendo la propria esperienza con vive lo stesso problema: NON MI SENTO SOLO

Sostenendosi reciprocamente si ascolta e si è ascoltati: RITROVO FIDUCIA IN ME E NEGLI ALTRI

Favorendo l’assunzione di un atteggiamento costruttivo nei confronti della malattia: ATTIVO LE MIE RISORSE

DATE DEGLI INCONTRI:

Sabato dalle 10 alle 12

21 novembre 2015

7 gennaio 2016

13 febbraio 2016

19 marzo 2016

16 aprile 2016

21 maggio 2016

18 giugno 2016

PER LA PARTECIPAZIONE CONTATTARE:
Maria Antonietta 342/7534605
tutti i giorni dalle ore 13:00 14:00 ,
oppure inviare una mail all’indirizzo
anipilazio@gmail.com

SEDE DEGLI INCONTRI:
Viale XXI APRILE, 61
00162 Roma
c/o Studio di Psicoterapia